grande benigni

19 Febbraio 2011 Nessun commento

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si puo’ solo essere fieri di avere BENIGNI  tra noi, riscoprire la storia è pura poesia con lui!

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ho un 9

24 Ottobre 2007 Nessun commento
Una cella di prigione è libertà dal dolore in casa mia
L’odio è stato trasmesso, trasmesso e trasmesso Un
mondo di rabbia violenta Ma la posso riconoscere Non
avendo mai visto il colore degli occhi di mio padre
Sì, dimoro nell’inferno, ma è un inferno che posso
afferrare Ho provato ad afferrare* la mia famiglia Ma
mi è scivolata via Per fuggire dal dolore in
un’esistenza mondana Ho un 9, un segno, una scena e
ora ho un nome Leggi le mie scritte sul muro Non c’è
nessuno a sorreggermi quando cado La morte è al mio
fianco…suicidio! Una cella di prigione è libertà dal
dolore in casa mia L’odio è stato trasmesso, trasmesso
e trasmesso Un mondo di rabbia violenta Ma la posso
riconoscere Non avendo mai visto il colore degli occhi
di mio padre Sì, dimoro nell’inferno, ma è un inferno
che posso afferrare Ho provato ad afferrare la mia
famiglia Ma mi è scivolata via Per fuggire dal dolore
in un’esistenza mondana Ho un 9, un segno, una scena e
ora ho un nome Leggi le mie scritte sul muro Non c’è
nessuno a sorreggermi quando cado
Intrappolato fra la mia natura e il sistema…genocidio!
Leggi le mie scritte sul muro Non c’è nessuno a
sorreggermi quando cado Se l’ignoranza è estasi,
allora toglietemi il sorriso dalla faccia, Sì! Se non
agiamo ora Ci accontenteremo di niente dopo Ci
accontentiamo di niente ora E ci accontentiamo di
niente dopo Se non agiamo ora Ci accontenteremo di
niente dopo Ci accontentiamo di niente ora E ci
accontenteremo di niente dopo Se non agiamo ora Ci
accontenteremo di niente dopo Ci accontentiamo di
niente ora E ci accontentiamo di niente dopo Se non
agiamo ora Ci accontenteremo di niente dopo Ci
accontentiamo di niente ora E ci accontentiamo di
niente dopo

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dove sei?

18 Settembre 2007 Nessun commento

sono nel pieno del mio abisso abitativo ti guardo da una finestra di questa torre, sei solo un punto confuso in mezzo agli altri ti riconosco dal tuo culo basso, i tacchi alti non sono mai serviti a molto ma i tuoi cerchietti erano davvero invitanti, ti li sei fatta mettere in polinesia se ricordo bene, dove camminavi sempre nuda ed erano diventati il tuo costume, la mia perenne fame chimica aiutava il tuo istinto materno ( E DI CERTO NE AVEVI TANTO), mi trattavi me le altre 2 figlie, e usavi il tuo corpo come nostro mantenimento. I miei occhi troppo provati dal sole non mi hanno accecato, potevo osservare toccare odorare tutto quello che facevi, spesso troppo spesso dentro quella stanzetta piena di fogli che facevi volare solo a qualche mio sospiro loro correvano sui tetti e tu cominciavi a riempire il tuo ombelico di fragole e di kim chi, io il mio con buton.
Musica, luci, acqua, troppo per me, fughe tradimenti attese.Rinchiuso nel mio mondo dorato dove non esisteva il giorno stavolta non mi sarebbe bastato dello speedfish, era il mio mondo interiore, dove orsi cavalcacano lucertole, cani avvolti da boa come lunghe sciarpe colorate, tette cadenti, dove esprimevo desideri di frumento fuso in un fumo amarognolo, ululante nella notte embrionale dicembrina, cosparsa da favole infinite dove cosce sono farse, capriole di gessi lussureggianti disciolti in oli abbronzanti e liquefatti in burro di ostrica, le loro ceneri avvolte nel vento triste di trieste.
Mere compagne in brutte compagnie, impertinenti come loquaci languste, le squame perse in brandelli azzurri cresciute su isole coltivate da manichini ritardati , maleodoranti malfattori, traduttori di provocanti suoni di una tromba inesistente, solo questo mi basterebbe per vederti parlare, per strapparti la gonna, per ingannarti.
La pineta è terra di nessuno sospiri ubriacanti di pesci immobili impongono al grande MClouis di masturbarsi su farfalle bruciate dal sole intingendolo nella bruma muschiata,mentre la silenziosa tribu’ dal profondo distesa,ricca, sfumata, ininterrotta, uniforme, è stimolata dal naturale sciabordio studiato e sempre identico a se stesso, esplora una nuova svolta competere nell’incidere una nuova fotografia immorale sull’altare devoto, con soffi violenti ricercati.
ho in bocca il sapore della luna quando cade in mezzo al mare, sparo alla mia ombra che non mi lascia dormire, una bocca generosa gonfia morbida e piena, prende le distanze dalla qualità della vita, ansioso rinfresco il mio imbarazzo coperto da una sottile peluria, la guancia si riserva di sfiorare tutta la lunghezza, ridisegnando un terremoto di nauseante dolcezza.La mia gloria era dispersa in tutte quelle vene sottili, quelle pieghe in rilievo sulla pella di seta scura.
<!– –>

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che strano sogno

20 Dicembre 2006 4 commenti

che strano sogno
ho sparato a 2 stelle
che non mi lasciavano dormire

non c’e’ scampo io pago la violenza dei miei antenati
“ti chiedo vecchia cosa hai messo nella scatola?”
“dolore, ho solo messo dolore”
Mi stanno parlando in troppi
non sento le parole che dicono
è troppo forte l?eco nella mia mente
La gente si ferma stupefatta
non riesco a vedere I loro volti
solo l?ombra dei loro occhi
l’esterno è ostile,
diventa sempre piu’ grosso,
piu’ forte, piu’ largo,
più lungo,
adesso l’ospite sa della mia presenza.

asseconda le mie voglie

tu menade sacrificante.

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chi ha ucciso Bambi

11 Settembre 2006 4 commenti

Delicata, graziosa creatura
Che ha avuto solo una primavera
Tu coraggioso hai affrontato il mondo
Pronto a tutto
Sono felice che tu hai vissuto
Ti ho dato la vita
Cosa mi resta se non piangere?
Lo spirito non muore mai
Uccelli nell’aria
Bestie della terra
Pazzi di gioia alla nascita di Bambi
Saltavano di felicità

Chi ha ucciso Bambi?

Assassino Assassino Assassino
Qualcuno dovrebbe essere furioso
Il crimine del secolo
Chi ha sparato al piccolo Bambi
Mai fidarsi di un Hippie
Perché io amo punkino Bambi
Ucciderò per trovare l’assassino
In quel corrotto e marcio esercito
Tutti gli Spikey Punker
Credenti nelle rovine
Con un grande botto
Gridano
Chi ha ucciso Bambi?

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ministro del culto

6 Settembre 2006 7 commenti

Sono un ministro del culto, un soggetto che per mia stessa ammissione ha competenza sotterranea, il mio incarico e’ di sfondare il muro ecclesiastico, prevaricare le confessioni religiose, o lamenti di fedeli.
Mi occupo di anime e della loro conversazione nel mio tetro edificio, lasciandoli predisposti alla diffusione di un messaggio.
Non sono nato dal nulla, non creo nulla ma ricordo che “Il fanatismo è un dubbio ipercompensato”, nella mia religone, è obsoleto il caos primordiale,movimenti modelli e societa’ non so cosa significano!

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"La trota al tempo di Zorro" di Matteo Tassinari

4 Agosto 2006 10 commenti

Le parole che Michele Marziani ha scelto per scrivere in esordio “La trota
ai tempi di Zorro” (per i tipi della di Derive Approdi) hanno qualche cosa
in comune con un “vecchio” (lui stesso di definisce così) della letteratura
italiana: Erri De luca. Lo so, non “fa” fine paragonare due scrittori, ma la
tecnica stilistica e la profondità di molti passaggi del testo di Marziani,
assomigliano alla narrativa dello scrittore napoletano. Questo per rendere
in chiaro la cifra stilistica minimalista, anzi, per meglio scrivere,
intimista di Marziani. Della storia, premetto, non segnalerò nulla se non
che è un mondo affastellato di ricordi vissuti da Stefano Baldazzi Morra,
tredicenne e con gli occhiali. Impeccabile e centrale la capacità,
nient’affatto gratuita, di Michele Marziani nel dimenticare schemi e visuali
dell’adulto per filtrarli da un appena adolescente di 13 anni. Perché la
difficoltà di trascrivere il mondo dalle lenti di un giovane, i
comportamenti di un ragazzo, non sono dettati da quello che sembra, ma hanno
un filo logico a volte troppo semplice per essere capito da un adulto. Un
racconto incantato e fatato come la vita di un ragazzino, con un controllo
dello spazio, del tempo e della memoria che fanno di Marziani uno scrittore
perspicace e leggero.

Ecco perché è un libro riuscito, capace di aprire un cerchio per chiuderlo
senza l’utilizzo di fuochi d’artificio. Nel mondo di Stefano Baldazzi Morra
la mamma e il papa diventano le figure di quando avevamo superato da poco la
prima decade di vita, la scuola riassume con delicata ma precisa presenza il
luogo che era quando tutti la frequentavamo agitati e “subbugliati” da tutti
i sensi del mondo e le immaginazioni pregne di speranze di quel periodo, la
pesca alla trota un modo per non consentire al cinismo della gente di
travolgere la gioia di Stefano Baldazzi Morra e la sua vitalità non
sbandierata, caso mai sommessa, per poi ridurla a tristezza infinita, una
sorta di chiave di lettura del mondo. “Le trote al tempo di Zorro” offre il
senso della grande impresa per chi giunge a quel punto dell’esistenza che la
vita all’inizio regale tutto, per poi richiedere tutto con gli interessi.
Allora non rimangono altro che i ricordi di quando tutto era, si instabile,
visionario e trepidante, ma con un futuro che regalava sogni a mani piene.

Un assemblaggio di parole assiepate alla capacità di non scadere mai nella
retorica e nel manierismo. Ritratti di fiumi, strade, case, colori, litigi
fra bambini e il ricordo di un padre intristito d’alcol e condurre una vita
da barbone. Il finale, dico solo, che è travolgente nella sua metodica
quotidianità crepuscolare ma venata dall’illibatezza dei pensieri di Stefano
Baldazzi Morra.

io ricordo

4 Agosto 2006 3 commenti

dormo in un letto di bambù, vedo le luci di coney island accese, la mia unica luce è la brace, l’aroma è intenso come solo la cioccolata sa dare, il nuovo te lo lascio , ma non smemorizzo le immagini delle puttane e dei loro padroni, nei loro abiti vistosi, mentre bruciano, quelli morti però sono giustificati, io non ho mai creduto nel sistema, ma lui mi ha ucciso lo stesso, prima disprezzandomi, poi pietrificandomi, ma la Somniferum ha preso il sopravvento, e’ arrivato il momento di pagare, la rabbia e’ un dono, il sangue ricorda IO RICORDO!

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primordiale

30 Luglio 2006 8 commenti

Sono un ministro del culto, un soggetto che per mia stessa ammissione ha competenza sotterranea, il mio incarico e’ di sfondare il muro ecclesiastico, prevaricare le confessioni religiose, o lamenti di fedeli.
Mi occupo di anime e della loro conversazione nel mio tetro edificio, lasciandoli predisposti alla diffusione di un messaggio.
Non sono nato dal nulla, non creo nulla ma ricordo che “Il fanatismo è un dubbio ipercompensato”, nella mia religone, è obsoleto il caos primordiale,movimenti modelli e societa’ non so cosa significano!

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TU

21 Luglio 2006 2 commenti

cerco di deglutire, ma a quanto pare non ho saliva in gola, le mie membra si rifiutano di farmi compiere un altro passo in avanti,attraverso la lenta discesa di una cortina del rosso più profondo e rabbioso vedo la mia bella ragazza oltrepassarmi sussurrando
” lo senti il mormorio della luna stasera?”

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